Aldo E.

Mi chiamo Aldo ed ho 47 anni. Vivevo in una famiglia dove ero il terz’ultimo di 12 figli con due stupendi genitori, ma, anche se in famiglia regnava molto affetto, sentivo dentro di me un vuoto che non riuscivo a spiegarmi.
Successivamente, negli anni dell’adolescenza, ebbi l’occasione attraverso dei conoscenti, di entrare in una chiesa evangelica dove, frequentandola, sentivo l’amore di Dio superiore a qualsiasi amore, anche a quello trasmessomi dai miei genitori. Desideravo sempre più profondamente conoscere il Signore man mano che cresceva l’attrazione e l’amore nei Suoi confronti. Tale amore mi aiutò molto negli anni che seguirono.
All’età di 17 anni accadde qualcosa che cambiò la mia vita: per una settimana intera, leggendo la Bibbia, mi colpiva spesso, in modo particolare l’esortazione “non temere” ed, anche in chiesa, essa veniva così frequentemente predicata che, alla fine, mi parve come se la Bibbia contenesse esclusivamente versi del tipo “non temere”. Scoprii dopo, invece, che erano parole di conforto che il Signore mi inviava per prepararmi alle durissime prove che stavano per abbattersi sulla mia vita. Infatti, dopo un po’ persi in un incidente stradale i miei genitori e un fratello di 18 anni.
Tale momento fu terribilmente doloroso per me, in quanto amavo i miei genitori e avevo un buon rapporto con mio fratello, ma riuscii a superarlo non imputando mai a Dio la morte dei miei cari.
In quel periodo conobbi una credente che mi aiutò a superare la prova pregando insieme il Signore il quale poi intervenne ancora, facendomi trovare lavoro e permettendomi così di sposarla.
Un anno dopo il matrimonio ci nacque una bambina “asfittica” e, dopo 2 mesi di ricovero ospedaliero, i medici ci dissero che era affetta da “idrocefalo”. Ma la cosa non era finita lì perché, all’età di 7 anni, le diagnosticarono anche “l’artrite reumatoide giovanile”.
Durante il secondo anno di matrimonio, intanto, ci era nato un bambino ma anche per lui era in agguato una terribile sorpresa perchè, all’età di 5 anni, gli fu diagnosticata una di quelle particolari forme tumorali che non lasciano presagire niente di buono (neuroblastoma).
A questo punto la mia fede cominciò a vacillare mentre quella di mia moglie andava fortificandosi perché continuava a riporre in Dio la sua fiducia. Le cose continuarono intanto a precipitare, infatti, per quanto riguarda la bambina, trascorsi 4 anni tra l’asportazione del tumore e le chemio che seguirono, un aumento della pressione endocranica dovuta all’idrocefalo, le causò la perdita totale della vista, mentre il bambino, giunto all’età di 10 anni, peggiorò rapidamente fino ad esalare l’ultimo respiro mentre sussurrava flebilmente: “Gesù aiutami !”
Decisi allora di allontanarmi da Dio. Quelli che seguirono, però, furono gli anni peggiori della mia vita e di quella di mia moglie. Volevo mettere alla prova Dio peccando, per vedere la sua reazione. In me entrò la tristezza e la paura di vivere, il mio carattere cambiò, diventai ribelle, volevo distruggere tutto quello che Dio aveva fatto in me e, di conseguenza, anche il matrimonio. Cercavo ogni pretesto per litigare con mia moglie per renderle la vita impossibile. In me si era ormai creato un vuoto che non riuscivo a colmare. Il piacere del peccato era soltanto momentaneo, infatti alla fine ero sempre più triste e deluso.
In quel periodo credevo che a Dio non interessassero i miei problemi perciò non volevo sentire parlare di Lui, anzi credevo che fossero tutte menzogne. Passai 15 anni lontano dal Signore, anche se oggi, guardando indietro, mi rendo conto come Egli non mi abbia mai abbandonato e come mi abbia, invece, chiamato in diverse occasioni, tramite persone, principalmente durante dei sogni, dove affrontavo me stesso, mentre si scontravano il mio orgoglio ed il mio desiderio di tornare a Dio. Durante la notte, mia moglie mi sentiva talvolta gridare: “Aiutami Signore!” ed, all’indomani mattina mi rifiutavo, per orgoglio, di rispondere alle sue domande circa quei miei terribili sogni.
Una sera accompagnai la mia famiglia ad una riunione di culto ma in chiesa fremevo e non vedevo l’ora di uscire; però qualcosa in me mi trattenne. Il messaggio del Signore predicato in quella sera mi colpì al cuore, parlava proprio di me, invitandomi a tornare a Lui. In quel momento stesso chiesi a Dio di liberarmi dalla mia condizione e subito accadde qualcosa di straordinario. In me iniziò una rivoluzione e, senza che me ne accorgessi, mi ritrovai che lodavo il Signore ad alta voce, senza badare affatto ai presenti (e nemmeno al mio orgoglio!).
Quella sera il mio cuore si riempì di pace e di amore e mi sentii liberato in un istante dai peccati che mi schiacciavano. Da allora i miei sentimenti sono cambiati; ora amo Dio e credo che Egli sia morto per me, per donarmi vita eterna (“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinchè chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna" – Giovanni 3:16 - ).
Ora posso affermare che, grazie a Dio, la mia vita è totalmente diversa; non ci sono più in me la paura di vivere, la tristezza e la delusione ma c’è fiducia e speranza in Dio.
Guardo la vita in una prospettiva positiva, poiché sò che questa vita è momentanea e che un giorno andrò a vivere col Signore.
Desidero invitare chiunque legga questa testimonianza a riporre fiducia in Dio ed accettare Gesù nel proprio cuore perché Egli, morendo per ognuno di noi, ha pagato l’altissimo prezzo dei nostri peccati.

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