Salvatore Anastasio

Salvatore Anastasio nacque a Napoli, nel rione Sanità, il 18 aprile del 1904, da una famiglia di umili condizioni. Trascorse l’infanzia da vero “scugnizzo” napoletano, senza però abbandonare le attività della parrocchia del quartiere. Insieme a suo fratello Carmine, dopo continue vessazioni che subiva dal suo datore di lavoro, a causa di un suo difetto alla vista che non gli consentiva di lavorare bene, Salvatore decise di avviare un modesto laboratorio artigianale di scarpe. Anastasio credeva di aver raggiunto il giusto equilibrio di vita, applicando il proverbiale detto “dopo il dovere il piacere”. Infatti dopo aver speso la maggior parte della sua giornata a lavorare, Salvatore non essendo sposato, amava frequentare i luoghi di ritrovo della città e i locali per assistere a spettacoli di intrattenimento. Salvatore non immaginava che la sua vita, per la grazia di Dio, sarebbe totalmente cambiata di lì a poco.
Nel 1931, Anastasio incontrò per ragioni di lavoro il fratello Umberto Gorietti, il quale aveva nel cuore di evangelizzare nell’area partenopea, dato che all’epoca non esisteva nessuna comunità pentecostale a Napoli. Fu così che Anastasio, dopo ripetute resistenze, accettò l’Evangelo, convertendosi e ricevendo il battessimo nello Spirito Santo. Anastasio fu il primo partenopeo ad accettare Cristo.
Iniziò così una collaborazione e un amicizia fraterna, tra lui e il fratello Pagano, che durò diversi decenni.
Salvatore non esitò a testimoniare della salvezza di Cristo a tutti i suoi familiari che, per grazia di Dio, si convertirono.
Inizialmente Anastasio frequentò la comunità curata dal fratello Aurelio Pagano. Nel 1935 fu nominato pastore della nascente comunità di Napoli. Quando nel 1935 il locale venne chiuso, per la persecuzione che era in atto nei confronti dei pentecostali, Anastasio fu diffidato a tenere riunioni di alcun genere, ma clandestinamente la comunità continuò a radunarsi per i culti.
Nel 1941, insieme con altri, fu arrestato e condannato al confino di polizia a Bracigliano (Salerno) insieme con la moglie e i tre figli, il più grande dei quali di soli due anni e mezzo. A causa del suo stato di salute fu condizionalmente prosciolto il 4 novembre 1942.
Tornato a Napoli, le riunioni clandestine continuarono e quando nel 1943 Napoli fu liberata dalla occupazione nazista, la comunità si radunò in un sottoscala, dove rimase per alcuni anni.
La comunità aumentò grandemente di numero e si trasferì in un ex convento adibito a fabbrica di calzature, dove risiedeva la famiglia Melluso. Nonostante ciò era necessario avere un locale di culto che potesse dignitosamente accomodare tutti i credenti.
Nel 1950, con grande sacrificio la comunità acquistò un terreno e nel 1954 una società costruì un palazzo di sette piani, dando in permuta alla chiesa un appartamento ed una vasta sala a pianterreno di circa trecento posti. Questo fu possibile grazie anche ad un viaggio negli Stati Uniti che Salvatore fece negli anni precedenti la costruzione del locale a Materdei, dove Anastasio predicò l’Evangelo e raccolse delle offerte che quei fratelli americani generosamente gli accordavano.
I problemi di salute per Anastasio non mancarono, tanto da divenire sempre più preoccupanti, ma nonostante tutto manifestò un’eccezionale resistenza per oltre trent’anni.
Negli anni ’50 e ’60 furono raggiunte con l’Evangelo tutte le località della provincia di Napoli fino a divenire la zona con il maggior numero di comunità ADI di tutta la penisola.
Nel 1977 Anastasio si dimise e la comunità lo elesse pastore onorario, affidando il compito della conduzione della Chiesa al fratello Daniele Melluso, già collaboratore di Anastasio da diversi anni.
Anastasio va ricordato anche per i suoi impegni in ambito nazionale, nel Comitato di Zona della Campania e, poi, quasi ininterrottamente dal 1955 al 1973, come membro del Consiglio Generale delle Chiese delle “Assemblee di Dio in Italia”.
Durante il suo lungo ministerio la comunità di Napoli fu sede di Convegni Nazionali di rilievo, come quello del 1947 che fu l’Assemblea Costitutiva delle ADI e quella del 1978 nella quale fu approvato lo Statuto annotato ed il regolamento Interno delle ADI.
Il suo grande amore per l’opera di Dio e per l’evangelizzazione lo spinse a prendere cura, nonostante le sue grandi limitazioni fisiche, della nascente comunità di Arzano (Napoli) che praticamente ha curato quasi fino alla morte avvenuta il 18 agosto del 1984, dopo aver speso una vita al seguito di Cristo Gesù il Signore.

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